Alda Merini – Sito Ufficiale. E di quel posto rimpiangerà molto: “Ho incontrato tante anime povere, ma mai anime povere di speranza: lì dentro c’era quanto meno speranza nella parola”. Alda Merini soffriva di disturbo bipolare, che all’epoca però era considerato semplicemente un costante cambiamento d’umore. Piuttosto la poesia accoglie e rigenera quell'esperienza, la reinventa in forma di rivelazione, come sigillo del suo destino di «diversa» (in prosa ne scrisse appunto in L'altra verità. Ma, una volta uscita dal Paolo Pini, Alda Merini scriverà tantissimo, parlerà della sua sofferenza fisica e psicologica, e la sua parola costituirà anche un grande strumento di critica e denuncia di quell’ambiente e degli abusi che i pazienti subivano al suo interno. Oggi i manicomi non sono altro che dei casermoni abbandonati e oltre ai sopravvissuti, gli unici testimoni di ciò che accadde lì dentro sono le pareti. Alda Merini può ritenersi relativamente fortunata perché la sua reclusione, malgrado tutto, non durò molto. Spesso, il genio di una patologia così sottile ed esplosiva al contempo, è proprio la creatività che ne deriva. Incredibilmente, nonostante i traumi che subì i primi giorni, col tempo riuscì a trovare una sorta di equilibrio all’interno del manicomio: “così, per lunghi anni, mi adattai a quel mènage veramente pazzesco. Inoltre, ella non avrebbe potuto ribellarsi alla decisione presa del marito, dal momento che l’autorizzazione maritale, all’epoca ancora vigente, sanciva l’inferiorità della donna rispetto all’uomo all’interno del nucleo familiare e dunque, in questo specifico caso, l’impossibilità per lei, donna, di prendere una decisione. Secondo la legge n.36 del 14 febbraio 1904, che riguarda le disposizioni sui manicomi e sugli intern, ati, “debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa di alienazione mentale quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandalo”. A Franco Basaglia, allo psichiatra che aveva saputo guardare oltre gli aspetti a volte paurosi del disagio psichiatrico, Alda Merini, che aveva conosciuto la sofferenza dei manicomi, volle dedicare una poesia.La ritrovò dopo anni il professor Giuseppe Dell’Acqua che con Basaglia aveva collaborato fianco a fianco. Luoghi di tortura legalizzati, dove i matti non avevano nessun contatto con l’esterno. Fu il marito a chiamare l’ambulanza e a farla ricoverare. Persino le lettere che scrivevano erano controllate dai medici che decidevano se spedirle o meno. Selezione di alcune delle più belle poesie di Alda Merini (Milano 1931-2009), poetessa, scrittrice e aforista italiana. E’ diventato fuoco d’amore per gli altri. Alda Merini e le sue poesie – Photo Credist: lifestar.it. Si va in manicomio per imparare a morire. !function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)? Alda Merini è la poetessa che ha maggiormente caratterizzato il 900: scopri la sua incredibile storia e quali sono le sue poesie più famose. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, Da un’esperienza di morte come quella del manicomio bisogna prima uscire per parlarne poi da vivi.“ Se la poetessa dei Navigli parlò di ospedalizzazione, allora il manicomio può essere stato un limite? Le sue poesie mozzafiato, i suoi aforismi, le sue riflessioni sono la testimonianza palese di come una persona disturbata possa invece essere una fonte di emozioni, sensibilità, di vita; persone ritenute instabili che ci hanno insegnato tanto nella vita e ognuno di noi, nelle parole che scrisse la poetessa pazza, si è almeno una volta rispecchiato. Poesie. Quella ste, ssa sera, la poetessa fu internata nel manicomio “Paolo Pini” di Milano, senza potersi ribellare: “. Alda Merini è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana. Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati dal sito ed eventualmente disabilitarli, consulta l'. Fra le pubblicazioni della piccola ape furibonda, come si è autodefinita Alda Merini, c’è Aforismi e Magie, una silloge di poesie e versi brevi. A causa di ciò fu internata in manicomio diverse volte durante la sua vita: la prima a sedici anni, ma per un lasso di tempo molto breve. In parte sicuramente sì. […] I poeti parlano come se venissero dall’aldilà, e per parlare di uno stato di morte bisogna prima morire. Ma curarli sarebbe stata la scelta giusta? Si ricorda su tutti Dino Campana, anche lui infatti aveva seri disturbi. “La poetessa dei Navigli” si impegnò per tutta la vita per dare voce e dignità a coloro che soffrivano di disturbi mentali. Vivere un grande dolore ed affrontarlo, sempre con grande dignità, senza mai rinunciarci, ma anzi, indagandolo, approfondendolo. Resp. Alda Merini ha sempre sofferto di una forma di bipolarismo, un disturbo comune che si  manifesta con improvvisi e costanti alterazioni dell’umore. Sono nata il ventuno a primavera. Fu un limite per la sua scrittura, che non partorì poesie per un lungo periodo. Il malessere di cui ha sofferto Alda Merini è stato sicuramente logorante per lei. Ecco cosa ci dice Alda Merini nella poesia Io sono folle, folle: lei è pazza d’amore, nulla più. Copyright © 2016 Talenti Lucani. La figlia più piccola della Merini la definì una madre poco presente, disse che tutto l’amore della mamma era possibile percepirlo solo attraverso le poesie e in nessun altra circostanza. Nota per essere stata una celebre poetessa, scrittrice e aforista italiana, Alda nasce la minore di tre fratelli in una famiglia modesta. Un luogo piccolo e sporco, dove la gente aspettava il proprio turno ascoltando inermi le pene patite nella stanza vicino. Alda Merini è stata una delle numerose donne sottoposte, contro la sua volontà, alle cure psichiatriche legalizzate dallo Stato. Piano dell’opera: A soli quindici anni conosce il poeta e critico letterario Giacinto Spagnoletti e lo scrittore Giorgio Manganelli. Molti altri geni come lei hanno sofferto, o soffrono tutt’ora di questo problema. Il ricordo peggiore è quello dell’elettroshock. E nel suo Poema della Croce ricordò da dove passano l’Amore e la Resurrezione E’ questo il motivo per cui Alda Merini fu internata. MILANO – Il 21 marzo sancisce l’inizio della primavera, la stagione della rinascita, della vita, ma anche della follia e della poesia. Il suo dramma, o più comunemente il suo malessere, inizia a farsi vivo con quelle che le stessa definì le prime ombre della sua mente, nel 1947. Come già accennato, la Merini frequenta le scuole professionali presso l’istituto Laura Solera Mantegazza, non riuscendo ad essere ammessa al liceo Manzoni per colpa, paradossalmente, di una prova di italiano andata male. Coordinamento: Ida Leone, Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp. E’ proprio quest’ultima, o meglio, il modo in cui l’ha affrontata, che rende Alda poetessa e donna ricca di una forza straordinaria. Quella stessa sera, la poetessa fu internata nel manicomio “Paolo Pini” di Milano, senza potersi ribellare: “Fui internata a mia insaputa. Realizzato da: Alda Merini ha sempre sofferto di una forma di bipolarismo, un disturbo comune che si  manifesta con improvvisi e costanti alterazioni dell’umore. Inoltre, ella non avrebbe potuto ribellarsi alla decisione presa del marito, dal momento che l’autorizzazione maritale, all’epoca ancora vigente, sanciva l’inferiorità della donna rispetto all’uomo all’interno del nucleo familiare e dunque, in questo specifico caso, l’impossibilità per lei, donna, di prendere una decisione. Il tormento e la perdizione sono dovuti all’amato, non all’impossibilità di gestire il proprio corpo e la propria mente, quei versi non sono il frutto di un attimo di follia che le ha guidato la mano nella scrittura né una serie di parole dettate dall’irrazionalità di un cervello malato. Quando ne uscì però la sua persona ne risentì profondamente, al punto che la sua vita ruotò perennemente attorno all’incubo del manicomio. Proseguendo nella navigazione si acconsente all'uso dei cookie. A causa di ciò fu internata in manicomio diverse volte durante la sua vita: la prima a sedici anni, ma per un lasso di tempo molto breve. Eppure, fu straordinario il modo in cui riuscì ad affontare la sua sofferenza: “La voce della vita arriva prima di quella delle persone. P. IVA 07988450966. dalle sue figlie, dai suoi amori, dalla realtà con cui non poté entrare a contatto per dieci lunghi anni,  visse una vita che fino ad allora non aveva neppure immaginato e che non le apparteneva. Alda Merini, la signora dei Navigli, la poetessa della follia: un personaggio su cui si è a lungo discusso e si discute tuttora, una donna che ha attirato i riflettori su di sé e sulla sua vita, piena di vuoti, di lontananze e di sofferenza. Autobiografia e poesia. Fu un limite per il suo incolmabile bisogno di amare: “Il mio più grande dolore è quello di aver perso i miei figli”, un limite per la sua dignità, personalità, lese nel loro profondo. Ho trovato una tale falsità nella Chiesa allora, in manicomio vedevo le ragazze che venivano stuprate e dicevano di loro che erano matte. Il manicomio che trovò fuori fu infatti molto peggio: “Il vero inferno è fuori, qui, a contatto con gli altri, che ti giudicano, ti criticano e non ti amano.” E fu proprio questo il bisogno della poetessa dei Navigli: amare, ed amò in una maniera folle, smisurata, ma soprattutto essere amata, con una pienezza ed un’intensità che probabimente non fu mai. Ho conosciuto Gerico, ho avuto anch'io la mia Palestina, le mura del manicomio erano le mura di Gerico e una pozza di acqua infettata ci ha battezzati tutti. Alda Merini riaffermerà tutta la sua dignità, che l’internamento le aveva cercato in parte di strappare;  riconquisterà l’essenza della vita, che non aveva mai smesso di cercare. Corriere della Sera presenta una collezione di libri di Alda Merini: una selezione curata da Nicola Crocetti, che include i poemi in prosa, i suoi indimenticabili scritti sull’amore, la tormentata ricerca della libertà, la sua città, Milano, la segnante esperienza del manicomio. Tweet di @ARTSpecialDay Alda ricordava la stanza dove lo “somministravano” come un luogo terribile, dove ti saliva addosso la paura già nell’anticamera. […] Io il male l’ho accettato ed è diventato un vestito incandescente. La sua vita è stata un mix di incredibili emozioni e gioie, legate però a perenni dolori. Alda Merini, una poetessa che porta in superficie i nomi e le storie di tutte le donne del mondo.Viene quasi da inchinarsi davanti a tanta magnificenza: la sua vita, le sue poesie, il suo sentire è il sentire di tutte le donne. Dopo quel breve periodo di ribellione, la poetessa cominciò ad accettare la sua vita in manicomio. Luoghi in cui ancora oggi si respira la crudeltà dell’uomo. Come e perché c’era finita? Eppure, fu straordinario il modo in cui riuscì ad affontare la sua sofferenza: CONCERTO DI NATALE ALLA “MADDALENA DI CANOSSA”, COMUNE DI POTENZA: IL DISSESTO, I CONTI E …QUEL VENTICELLO DIFFAMATORIO, TORRE MOLFESE, 25 ANNI DI ATTIVITA’ CULTURALE. Alda Merini: Aforismi e magie. Poesie di Alda Merini. 'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+"://platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,"script","twitter-wjs"); 9Art S.r.l.s. E’ diventato poesia. Alda Merini e il dramma oscuro del manicomio Si va in manicomio per imparare a morire. Ma lì, in quel dolore, aveva incontrato Dio. Bell’articolo Ma attenzione a non confondere il disturbo bipolare con la schizofrenia. Tutte le immagini sono prese da internet. Alda Merini ritratta da Grittini, amico di una vita e fotografo «ufficiale» della grande poetessa scomparsa nel 2009 La sua poesia, si diceva, non nasce con l'ospedale psichiatrico. Questi problemi forse erano la marcia in più di queste persone; grazie alla loro schizofrenia, al comportamento atipico, riuscivano a vedere cose laddove gli altri non riuscivano a vedere e di conseguenza a creare forme d’arte impressionanti, intese come capaci di colpire nel profondo il lettore o lo spettatore. Sono due disturbi ben distinti. viale Bezzi, 73 – 20146 – Milano Scritte con il rossetto in ogni angolo, sugli specchi, vicino il letto: quando il suo genio si manifestava ogni luogo era adatto per dargli vita. Secondo la legge n.36 del 14 febbraio 1904, che riguarda le disposizioni sui manicomi e sugli internati, “debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa di alienazione mentale quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandalo”. Alda Merini edito da La Vita Felice, 1994. ... le mura del manicomio erano le mura di Gerico e una pozza di acqua infettata ci ha battezzati tutti. […] Dopo un po’ di tempo cominciai ad accettare quell’ambiente come buono, non mi rendevo però conto che andavo incontro a quello stesso fenomeno che gli psichiatri chiamavano ospedalizzazione, fenomeno per cui rifiuti il mondo esterno e cresci unicamente in un mondo estraneo a te e a tutto il resto del mondo”. Intellettuali, artisti e poeti da tutto il mondo l’hanno sempre acclamata. Negli anni della scuola Alda dedica molto temp… Per emozionarsi con le poesie di un’autrice memorabile. […] Credo che impazzii sul momento stesso […] Non era forse la mia una ribellione umana?”. #1B1W – “Formia in giallo”: racconti per accendere i riflettori turistici e culturali sulla città! Ella, infatti, riteneva che il manicomio non fosse realmente un ambiente di cura ma, al contrario, un ambiente che fa divenir pazzo, folle, una falsa istituzione che serve soltanto a scaricare gli istinti “sadici” dell’uomo. ... (poesia inedita del marzo 1981, pubblicata su: “L’eco del Chisone” il 14 giugno 2017) Powered by WIT. Lì dentro eravamo ebrei e i Farisei erano in alto e c'era anche il Messia confuso dentro la folla: un pazzo che urlava al Cielo Alda Merini riaffermerà tutta la sua dignità, che l’internamento le aveva cercato in parte di strappare; riconquisterà l’essenza della vita, che non aveva mai smesso di cercare. Nel 1961, invece, durante un periodo di forte stress psicologico e di problemi economici, ebbe una forte crisi che indusse il marito a chiamare l’ambulanza, non curante di ciò che sarebbe successo. Dopo quel breve periodo di ribellione, la poetessa cominciò ad accettare la sua vita in manicomio. : Rocco Rosa. La Croce e Cristo crocifisso rappresentano la testimonianza più visibile e concreta del cristianesimo, di cui Alda Merini amava «la dimensione dell’incarnazione». Rocco Rosa “Moby Dick”: per i tiranni la libertà individuale altrui è il mostro più orripilante, Tra avventura e denuncia sociale: la narrativa di John Steinbeck, “Senilità” di Svevo: quiete apparente di una precoce vecchiaia, William Turner, il Sublime e la luce del Romanticismo, Emily Brontë: tra le inquietudini e le passioni dell’animo umano. Proprio il 21 marzo 1931 è nata la grande poetessa milanese Alda Merini, donna che non sempre è stata apprezzata, ma che anzi non è stata compresa: la sua sensibilità e la sua estrosità sono state represse e rinchiuse in un manicomio. Alda Merini nasce a Milano il 21 marzo 1931e viene registrata all’anagrafe come Alda Giuseppina Angela Merini. Di fatto, per lei la società era già morta. D'indole particolarmente sensibile, Alda Merini si fa notare per il suo talento poetico sin da giovanissima. Alda Merini e il dramma oscuro del manicomio, Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti. All’uscita dal manicomio, Alda Merini seppe trasformare l’orrore in poesia, dando voce al dolore di tanti uomini e donne la cui sofferenza non verrà dimenticata grazie ai suoi stupendi versi. Alda Merini, nel suo piccolo mondo circoscritto, quello del manicomio, isolata dal mondo, dalla quotidianità milanese, dalla sua famiglia, dalle sue figlie, dai suoi amori, dalla realtà con cui non poté entrare a contatto per dieci lunghi anni,  visse una vita che fino ad allora non aveva neppure immaginato e che non le apparteneva. La frase riportata è di Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1° novembre 2009), poetessa dalla sensibilità elevata, simbolo, anche, del malessere degli individui, malessere che per lei aveva come paracadute soltanto la poesia. La vita della poetessa dei Navigli non è stata facile in manicomio. Il marito, qualche giorno dopo l’accaduto, la andò a prendere per portarla a casa, ma Alda Merini, come più volte affermò nelle sue interviste, decise di non muoversi da lì: “avevo capito che il vero nemico era mio marito, e poi, io ero così debole e confusa che a casa non avrei potuto fare niente”. Come ella stessa scrisse, nell’opera autobiografica, “Diario di una diversa”, nel 1965 “la donna era soggetta all’uomo”, che poteva decidere della sua vita. Alda Merini dal 1979 ricominciò a scrivere, sia in prosa che in versi, e l’esperienza del manicomio attraverserà sempre la sua produzione artistica. Paradossalmente, Alda Merini, ha tratto il meglio da una malattia socialmente invalidante. Nel 1961, invece, durante un periodo di forte stress psicologico e di problemi economici, ebbe una forte crisi che indusse il marito a chiamare l’ambulanza, non curante di ciò che sarebbe successo. I poeti, invece che interrogarsi riguardo il perché del male e del dolore, li accettano trasformandoli in versi. Questa sua condizione trovava sfogo prima che sui fogli, sulla parete della sua camera da letto, tappezzata di frasi, aforismi e riflessioni. Dir. Era già sposata e aveva due figli, si riteneva una moglie e una madre felice, ma a volte, come tutti gli esseri umani, aveva momenti di stanchezza, di tristezza e di rassegnazione; parlò di questi suoi problemi a suo marito, che non solo non comprese nulla, ma fece ricoverare la giovane moglie nella clinica Villa Turro di Milano. Stuprate anche dai preti, allora mi sono incazzata davvero. Io pregavo da bambina, ero sempre in chiesa, sentivo sette, otto, dieci messe al giorno, mi piaceva, però non ci vado più dai tempi del manicomio. Come disse spesso, lei non si riteneva pazza e ne era consapevole: si ribellava dunque ai medici e alle cure a cui la sottoponevano. Alda Merini, Non ho bisogno di denaro. Lì dentro, invece, c’erano persone umane, vere. Qualora foste i legittimi proprietari, scrivere a 9art@9art.biz e verranno subito rimosse. Reato di vita. La frase riportata è di Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1° novembre 2009), poetessa dalla sensibilità elevata, simbolo, anche, del malessere degli individui, malessere che per lei aveva come paracadute soltanto la poesia. Poesie scelte: ALDA MERINI, La Terra Santa (1984). Tra le tante testimonianze ci sono quelle della Merini. Ecco per voi una delezione delle poesie più belle di Alda Merini, la celebre scrittrice e poetessa itana che si è spenta a Milano nel 2009, la ricordiamo con le sue parole. Concludiamo questa breve rassegna di poesie sull’amicizia con un testo di Alda Merini (1931-2009) che parla di ciò di cui veramente una persona ha bisogno: Io non ho bisogno di denaro. Poesie di Alda Merini Poetessa e scrittrice italiana, nato sabato 21 marzo 1931 a Milano (Italia), morto domenica 1 novembre 2009 a Milano (Italia) Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Frasi per ogni occasione . Anche lei, per anni in manicomio, aveva vissuto la sofferenza sulla propria pelle. Fu un limite per la comunicazione, basti pensare a quanto probabilmente fu difficile per lei riuscire a comunicare con gli altri, una volta uscita da lì ed etichettata come pazza. Libri - Brossura. Gerardo Acierno, Riccardo Achilli, Giovanni Benedetto, Immacolata Blescia, Giuseppe Cancellieri, Marco Cuccarese, Nino Carella, Giovanni Caserta, Emanuela Di Mare, Ernesto Piragine, Lucio Tufano, Dino De Angelis, Marco Di Geronimo, Domenico Friolo, Francesca Iacovino, Ida Leone, Teresa Lettieri, Antonietta Lisco, Valerio Lottino, Martina Marotta, Carmen Pafundi, Rocco Pesarini, Giuseppe Romaniello, Maria Cristi Sansone, Rocco Sabatella, Maria Ida Settembrino, Rocco Rosa, Vittorio Basentini, Carmen Pafundi, Silvia Favulli, Claudia De Luca, Mario, Faggella, Giuseppe Digilio, Rocco Pesarini, Giovanni Vaccaro, Margherita Lopergolo, Gerardo Lisco, Michele Petruzzo, Michele Saponaro, Fabio Strinati, Teri Volini, Giornale di Blogger Lucani Una persona assolutamente normale, come tutte le altre. Alda Merini è stata internata al manicomio Paolo Pini di Milano dal 1965 al 1972. Quando venni ricoverata la prima volta in manicomio ero poco più che una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito […]. Di fatto, per lei la società era già morta. Anche questo non sorprende: le madri con disturbo bipolare sono solitamente poco affettuose, hanno difficoltà a dare ai figli la protezione di cui necessitano nei primi momenti di vita. E’ questo il motivo per cui Alda Merini fu internata. La storia di Alda è una storia molto particolare. La sua vita senza alcun dubbio non si può ritenere monotona, al contrario è stata caratterizzata da emozioni fortissime.